FOODAM - Food Design & Art Milano - 2010
FOOD DESIGN & ART MUSEUM - 2010

Con la sostanza di cui sono fatti i sogni gli uomini fabbricano da tempo immemorabile i segni con i quali popolano l’universo.

 

Gli atti alimentari sono il principale paradigma entro cui questi segni si inverano rendendo percepibile la realtà. In questo senso, l’affermazione di Gaston Bechelard per cui “il reale è dapprima un alimento” è ben spiegato da Gilbert Durand, antropologo dell’immaginario, quando scrive che “ogni alimentazione è transustanziazione. (...) Si intende con ciò che l’atto alimentare conferma la realtà delle sostanze”.

La variabilità delle scelte alimentari umane e delle tecniche di preparazione e consumo procede quindi di pari passo con i sistemi culturali di riferimento; se non mangiamo tutto quel che è biologicamente commestibile è perché non tutto ciò che si può mangiare è culturalmente appetibile poiché la cultura (l'insieme delle conoscenze, dei valori, dei costumi, delle usanze, dei modelli di comportamento, delle tecniche e delle economie) frapponendosi alla fame, seleziona e divide il commestibile dall’indigesto.

 

La loro configurazione è appresa e sviluppata culturalmente ed è tanto più complessa quanto più articolata è la struttura sociale del gruppo cui appartiene. Alla luce di queste considerazioni è possibile definire una analogia tra cucina e linguaggio poiché gestita secondo una grammatica e una sintassi interiorizzate fin dalla prima età. Ne consegue che il motivo per cui non percepiamo ne le regole ne l’educazione alle regole sta nel tempo di “somministrazione” e nell’autorità di chi le tramanda. Come direbbe Roland Barthes, esse provengono dai nostri padri e la loro assimilazione e applicazione ci rende a nostra volta padri e proprietari di una cultura che appunto la storia trasforma in natura.

 

L’assunto riguarda quindi il fatto che gli Atti Alimentari sono strutturati come un linguaggio e per questo sono suscettibili di progettazione. Ovvero, il modo con cui l’uomo gestisce le cerimonie alimentari, le cucine e gli utensili ad essi relati è riferibile al continuo e rinnovato atto di ridefinizione dell’identità sociale e soggettiva mediante la composizione e la costruzione delle sue unità lessicali.

Archiviarne le espressioni progettuali sotto il profilo di un museo è funzionale alla loro classificazione secondo schemi scientifici oggettivi al fine di valutarne correttamente gli attributi grammaticali, sintattici, logici e tecnologici sotto il profilo scientifico ponendo una distanza percettiva tra l’oggetto, il segno e il senso.


Che il museo sia virtuale impone una ulteriore riflessione. I media moderni sono delle forme di ambiente in cui l’uomo vive e da cui è modellato. La rete è il neo-luogo della socialità anche se non è più sensoriale. Un paradosso per una disciplina che affonda le sue radici proprio nella costruzione del reale. Un vantaggio dal punto di vista analitico se il supporto del reale è oramai informativo.



FOODAM è un progetto di FOODA | Food Design Association